“Roma sono io” di Santiago Posteguillo

Ciao a tutti, sono Laura e oggi vi parlo di un libro che è rimasto a lungo su uno degli scaffali, io guardavo spesso nella sua direzione, ma non lo vedevo mai davvero. “Roma sono io” di Santiago Posteguillo è riemerso ora, con la recente ripresa della figura di Cesare ad opera di un volume divulgativo di Alberto Angela dedicato al grande dittatore, e ho deciso di “rispolverare” questo romanzo che possedevo da tempo. Posteguillo, del resto, non è un nome nuovo per me: lo avevo già incontrato nella trilogia dedicata a Giulia Domna.



Il romanzo si apre nella Roma tardo-repubblicana, con un’attenzione precisa al contesto storico e geografico. La scelta del narratore è quella più classica e rassicurante: una terza persona onnisciente, con punto di vista esterno, che guida il lettore lungo gli eventi. Questo impianto rende la lettura estremamente scorrevole, quasi didattica.

Uno degli elementi più riconoscibili dello stile di Posteguillo è proprio questa organizzazione minuziosa del racconto: ogni scena è corredata da riferimenti temporali e dall’indicazione del luogo, rendendo semplice seguire lo svolgimento dei fatti anche per chi non abbia una familiarità profonda con la storia romana. A ciò si aggiungono frequenti trafiletti esplicativi, dedicati alle principali regole del diritto e dell’amministrazione romana. L’intento divulgativo è evidente e, in sé, legittimo.

Cesare ci viene presentato in una fase relativamente poco documentata della sua vita: gli anni in cui esercita come avvocato. Proprio la scarsità delle fonti diventa per l’autore un terreno di libertà narrativa, colmato attraverso flashback, digressioni e ricostruzioni del passato della gens Julia. Posteguillo cerca con insistenza di entrare nella psicologia del personaggio, spiegandone le scelte e le ambizioni alla luce dell’educazione ricevuta e del contesto socio-culturale di appartenenza. È un’operazione non sempre convincente, il rischio della banalizzazione di un personaggio è dietro l’angolo.

Il tono, nel complesso, è accettabile, ma non privo di cadute retoriche. In particolare, l’insistenza sulle “doti” di Cesare — il carisma, l’intelligenza, la determinazione — tende a scivolare spesso in un’ammirazione cieca, che finisce per appiattire il personaggio invece di renderlo più complesso.

Curiosa, e per certi versi superflua, la nota dell’autore che invita a leggere l’appendice solo dopo aver concluso il romanzo, perché rivelerebbe la trama. In un romanzo-biografia, per quanto romanzato, questa precauzione appare quasi paradossale: la storia di Cesare non è certo un colpo di scena. L’appendice, comunque, è ampia e ben fornita: glossario, albero genealogico, mappe (soprattutto delle battaglie) e una bibliografia estesa, seppur non particolarmente originale.

Il libro si chiude con l’annuncio di una continuazione, che dovrebbe seguire Cesare nelle fasi più celebri della sua ascesa. Personalmente, resto dubbiosa. “Roma sono io” non mi è parso né davvero istruttivo, né sufficientemente coinvolgente sul piano narrativo da spingermi con convinzione a proseguire. Rimane un romanzo ordinato, leggibile, ben documentato, ma privo di qualcosa in più.
Roma, qui, è solo raccontata. Cesare anche.

Laura

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