“Sottobosco” di Sara Strömberg

Ciao a tutti, sono Elena! Oggi voglio recensire la mia ultima lettura.

Ho letto Sottobosco di Sara Stromberg, pubblicato nella collana Darkside di Fazi Editore, e devo ammettere che la prima cosa che mi ha conquistata è stata la copertina. L’avevo visto in uscita sui social e, ancora prima di leggere la trama, ero già stata catturata dall’atmosfera visiva: misteriosa, nordica, magnetica. E poi la collana Darkside è spesso una garanzia, quindi mi sono lasciata tentare.



Il romanzo ha per protagonista Vera Bergström, ex giornalista cinquantenne che, dopo trent’anni di carriera, si ritrova a lavorare come assistente in una scuola in un piccolo paese nel nord-ovest della Svezia. Un luogo dove apparentemente non accade mai nulla. Finché viene ritrovato il cadavere di una donna brutalmente uccisa. Un abitante del paese viene arrestato, ma il capo del giornale per cui Vera lavorava non è convinto che la soluzione sia così semplice. Decide così di coinvolgerla nelle indagini, spingendola a cercare lo scoop.

Da quel momento la storia si infittisce sempre di più. Vera si mette sulle tracce di un possibile altro assassino e il caso diventa via via più intricato, scavando nel passato e nelle relazioni di una comunità chiusa, dove tutti sembrano conoscersi ma nessuno è davvero trasparente.

Devo essere sincera: all’inizio il libro non mi aveva coinvolta del tutto. C’è un elemento che nei romanzi mi infastidisce parecchio, ovvero l’uso eccessivo delle parolacce, e nelle prime pagine ce ne sono molte. Questo mi ha resa un po’ svogliata nella lettura, perché trovo che un linguaggio troppo carico rischi di risultare volgare e gratuito.

Proseguendo, però, ho cambiato prospettiva. La scrittura dell’autrice è indubbiamente molto bella: fluida, scorrevole, capace di costruire atmosfera. E col tempo anche quel linguaggio così diretto ha assunto un senso diverso. Inserite con maggiore equilibrio, le espressioni più crude hanno contribuito a rendere la narrazione più reale, più vicina alla quotidianità. Non le amo particolarmente, ma in questo caso hanno aiutato a dare autenticità ai personaggi e alle situazioni.

E poi è successo qualcosa di decisivo: non vedevo l’ora di tornare a leggere. Quando un romanzo ti accompagna durante la giornata e ti ritrovi a pensare che vuoi rientrare a casa per scoprire cosa accadrà dopo, significa che ti ha conquistata. E questo libro, alla fine, mi ha catturata davvero.

Lo stile nordico ha un fascino particolare. Il thriller scandinavo è molto di moda, ma ogni volta bisogna fare i conti con nomi e sonorità a cui non siamo abituati. All’inizio può essere difficile distinguere se un nome appartenga a un uomo o a una donna, perché siamo più familiari con narrazioni angloamericane, francesi o spagnole. Però è solo questione di abitudine, e una volta entrati nel ritmo tutto scorre naturalmente.

Una cosa che mi ha colpita molto è stata la scoperta di alcuni dettagli della vita quotidiana nel Nord Europa. In una scena, la protagonista parcheggia vicino a una chiesa e collega l’auto a una colonnina elettrica per riscaldare il motore (e anche l’abitacolo) durante il gelo. Un dettaglio che l’autrice probabilmente dà per scontato, ma che per noi italiani è quasi sorprendente. Nei paesi nordici, infatti, il freddo è talmente intenso che i motori rischiano di non partire o di danneggiarsi. È stato interessante andare ad approfondire questa curiosità e scoprire un piccolo frammento di quotidianità così distante dalla nostra.

In conclusione, consiglio questo romanzo. Non è stato un amore immediato, ma una conquista graduale. E forse proprio per questo l’ho apprezzato ancora di più: perché mi ha portata dentro il suo sottobosco lentamente, fino a farmi desiderare di restarci.
Elena

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