“Tre sorelle” di Therese Anne Fowler

Ciao a tutti, sono Laura.
Ho iniziato “Le tre sorelle” di Therese Anne Fowler colpita la dedica, un pensiero a chi ha bisogno di luce in un tempo oscuro.
Fin dalle prime pagine ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una lettura natalizia, non perché fosse dominata dall’allegria o dalla leggerezza, ma perché immersa in drammi personali e sentimentali che, come accade spesso nelle commedie natalizie, lasciavano intuire una risoluzione finale che non avrebbe stravolto l’ordine delle cose ma lo avrebbe semplicemente rimesso in asse.
La storia si svolge tra Manhattan e un piccolo centro del Maine e ruota attorno a tre sorelle adulte costrette a fare i conti con se stesse, con la famiglia e con una madre defunta che sembra tentare, da morta, ciò che non le era riuscito in vita e cioè tenere unite le figlie.



La narrazione adotta un punto di vista interno e variabile, ma negli ultimi capitoli emerge palese Beck, la sorella maggiore, giornalista freelance. Il suo sguardo è analitico, osserva la realtà cogliendone i dettagli essenziali senza edulcorarli, ma allo stesso tempo non rinuncia a un’impronta personale, come se il mestiere di raccontare il mondo fosse diventato per lei un modo per difendersi.
L’epilogo, collocato esplicitamente tra Natale e capodanno, conferma l’impressione che ho avuto fin dall’inizio.

La Fowler è abile nel costruire immagini che funzionano più per come sono scritte che per ciò che descrivono, come nella scena in cui si osservano le persone del quartiere con il caffè in una mano, il telefono nell’altra e il cane appeso al guinzaglio, un’immagine che suggerisce un distacco emotivo più ampio e una riflessione implicita su cosa significhi davvero compagnia, cura, presenza.

Le tre sorelle incarnano ruoli ormai familiari nella narrativa contemporanea, la maggiore pragmatica e spigolosa, la minore brillante e performativa, la sorella di mezzo disillusa e fragile, e proprio questa riconoscibilità è stata per me uno dei limiti del romanzo. Molte dinamiche, soprattutto quelle sentimentali e familiari, mi sono sembrate già viste, già sentite, come se la storia procedesse su binari sicuri senza mai cercare l’originalità.

Il titolo originale, “It All Comes Down to This”, promette una rivelazione, ma alla fine ciò che resta è una morale piuttosto rassicurante, l’idea che vivere nel timore del giudizio degli altri sia un modo assurdo di vivere e che, in fondo, bisogna prendere la mano che il destino offre. È un messaggio legittimo, ma espresso senza particolare forza.

Nel complesso, “Le tre sorelle” è stata per me una lettura buona ma poco incisiva, una di quelle storie che scorrono senza lasciare un segno. Se cercate un romanzo con conflitti familiari destinati a ricomporsi e un’atmosfera che, pur tra ombre e segreti, tende alla pacificazione, potrebbe fare al caso vostro. Se invece amate le storie che sorprendono o che scavano davvero fino a mettere in discussione ciò che raccontano, è probabile che, come me, chiuderete il libro con una sensazione di già visto.

Laura

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