“Il grande ascensore di cristallo” di Roald Dahl

Ciao a tutti, oggi torno nel mondo di Charlie con la lettura di “Il grande ascensore di cristallo” di Roald Dahl uscito a distanza di otto anni dalla pubblicazione di “La fabbrica di cioccolato”. Questo libro mi ha riportata immediatamente tra le atmosfere eccentriche e sorprendenti dell’universo di Wonka, dove ogni oggetto e ogni evento sembra sospeso tra fantasia e assurdo e le illustrazioni di Quentin Blake continuano a dare vita con tratti nervosi e leggeri a un mondo che sfugge a ogni regola concreta. Il titolo italiano mi ha suscitato curiosità perché tradurre “Glass Elevator” con “cristallo” non è solo una questione linguistica ma un piccolo atto poetico che trasforma un semplice ascensore in un oggetto prezioso, capace di evocare magia e leggerezza e suggerendo fin da subito che la storia non si muoverà secondo la logica ordinaria. La narrazione qui abbandona le coordinate storiche e geografiche, lo spazio e la fabbrica non sono più luoghi fisici ma contenitori di immaginazione, scenari in cui l’iperbole e l’assurdo diventano il cuore pulsante della storia e seguire le peripezie di Wonka significa abbandonarsi a un movimento imprevedibile e irrazionale che Dahl sembra suggerire con il termine peripazzie, neologismo spontaneo che unisce peripezie e pazzia e indica non semplici cambiamenti di fortuna ma eventi guidati dalla follia controllata dei personaggi.
Tra le pagine si legge una lezione di vita mascherata da dialogo surreale «Non arriverete mai da nessuna parte se andate avanti a forza di “e se”. Pensate che Colombo avrebbe scoperto l’America se si fosse messo a chiedersi “E se affondo lungo il percorso? E se incontro i pirati? E se non riesco più a tornare?”» e in queste parole si nasconde il tema del dubbio che paralizza e dell’abitudine che crea sicurezza ma allo stesso tempo gabbia, mentre la curiosità diventa la forza che permette di muoversi e provare senza paura di sbagliare.
Al tempo stesso Dahl non dimentica di mostrare come l’avidità possa trasformare la curiosità in errore portando a conseguenze grottesche e talvolta esilaranti: mentre Charlie resta il modello di bontà e misura, gli adulti che si gettano sulle pillole magiche vengono puniti con ironia e severità. La presenza della Wonka-Vite, una pillola magica capace di ringiovanire chi la assume, introduce un elemento che oggi risulta sorprendentemente attuale e permette di riflettere sul desiderio umano di soluzioni facili e scorciatoie che nel 2025 troviamo in fenomeni come l’Ozempic o nella ricerca ossessiva dell’eterna giovinezza, mostrando come il bisogno di ingannare il tempo o la natura possa avere conseguenze imprevedibili e trasformarsi in esperienze assurde come diventare neonati o sparire nel Meno-Paese.


Tra le frasi che colpiscono di più c’è «Non posiamo mai i piedi per terra noi… stiamo benissimo dove stiamo, grazie tante» che funziona su due livelli, letterale perché l’ascensore fluttua nello spazio e metaforico perché rappresenta la scelta consapevole di vivere sospesi tra fantasia e realtà, lontani dalla monotonia e dalle regole imposte dal mondo adulto e infine ritornando al concetto di peripazzie emerge la profondità della costruzione linguistica di Dahl, dove la peripezia classica incontra la follia e dà vita a eventi rocamboleschi e imprevedibili che non seguono logica ma rivelano come affrontare l’imprevisto richieda coraggio e apertura mentale, smettendo di chiedersi continuamente “E se” e lasciandosi trasportare dall’irrazionale. Leggere “Il grande ascensore di cristallo” significa quindi fluttuare tra confusione e meraviglia, tra insegnamenti mascherati da follia e riflessioni sulla curiosità, sull’avidità e sul desiderio di libertà, in un viaggio che spinge a immaginare, rischiare e sorprendersi senza mai posare i piedi per terra.

Laura



Elogio delle “Peripazzie”: un ragionamento etimologico

Durante la lettura, tra un colpo di scena assurdo e l’altro, c’è una parola che non esiste nel vocabolario, ma che forse dovrebbe: “peripazzie”.
Provo a fare un ragionamento sull’etimologia di questo fantalogismo (mio personalissimo termine): da una parte abbiamo la peripezia che deriva dal greco peripéteia (composto da perì, “intorno/cambiamento”, e píptein, “cadere/accadere”). Nella tragedia classica indicava il capovolgimento improvviso della fortuna, il colpo di scena che cambia il destino dell’eroe; dall’altra abbiamo la pazzia: lo stato di alterazione mentale, la follia, l’uscita dai binari della ragione.
Unendo questi due concetti, le peripazzie non sono semplici avventure o cambi di fortuna casuali, ma colpi di scena generati direttamente dalla follia.
Ne “Il grande ascensore di cristallo”, gli eventi non accadono semplicemente “per caso” (come nelle peripezie classiche) ma accadono perché Wonka e i personaggi agiscono in modo totalmente irrazionale, premendo bottoni a caso e sfidando la fisica. È il movimento del destino (“peri”) dettato dalla follia (“pazzia”). Dahl non scrive solo una storia di avventura; scrive un manuale di peripazzie, dove l’unica regola è che non ci sono regole e l’unico modo per salvarsi è smettere di chiedersi “E se…” e godersi il viaggio, ovunque esso porti.

Laura

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