Praga è una città divisa tra realtà e leggenda. Camminando per le sue vie lastricate, tra ponti gotici e torri merlate, si ha l’impressione che ogni pietra custodisca un segreto, un mistero, il ricordo di epoche lontane. Leggere Dan Brown mentre descrive Praga è come aprire una porta su un mondo dove storia, folklore e fenomeni paranormali si intrecciano senza soluzione di continuità.
Il romanzo ci conduce prima nel cuore del ghetto ebraico dove prende vita la leggenda del Golem di Praga. Creato dal rabbino Jehuda Löw nel XVI secolo dall’argilla del fiume Moldava, il Golem era un protettore, una creatura animata dalla Cabala che custodiva la comunità dagli aggressori. Il suo destino si concluse dopo che divenne violento anche verso il suo creatore che allora cancellò parte della parola incisa sulla fronte, “emet” («verità») facendola diventare “met” («morto») e il Golem cadde. Ancora oggi, camminando vicino alla Sinagoga Vecchio-Nuova, si avverte l’ombra di questa storia come se l’antica magia non fosse mai del tutto sopita.
Accanto alla leggenda ebraica, Praga custodisce altri misteri millenari. La Bibbia del Diavolo, o “Codex Gigas”, racconta la storia di un monaco che, per salvarsi dall’immurazione, avrebbe venduto l’anima a Satana. Il manoscritto contiene testi di medicina, formule magiche e scongiuri. Il suo enorme formato e la presunta stesura in una sola notte hanno alimentato secoli di stupore e paura. Questa leggenda si intreccia con l’Ossario di Sedlec le cui ossa, disposte a monito del Memento mori, ricordando quanto la vita possa essere fragile e fugace.
Spostandoci sulla Collina di Petřín, le storie assumono toni più oscuri: si narra che in passato vi fosse un altare sacrificale pagano, dove le vergini venivano bruciate per propiziare gli dei. La Chiesa di San Lorenzo sorse poi sopra questo luogo, ma, secondo la leggenda, gli spiriti delle vittime continuano a infestare la collina, manifestandosi in misteriosi incendi. E non è l’unico luogo “infestato”: la Torre di guardia del Ponte Carlo, la Dama Bianca del Castello di Praga e perfino alcune statue e reliquie come il Gesù Bambino di Praga sembrano portatrici di storie e presenze ultraterrene.
Praga è stata anche centro di scienza esoterica e occultismo. L’imperatore Rodolfo II ospitava alchimisti e occultisti come John Dee ed Edward Kelley che praticavano evocazioni e studiavano la lingua degli angeli, la cosiddetta lingua enochiana. I simboli religiosi e spirituali abbondano: aureole, corone radiate, bindi e lance sacre diventano interpreti di flussi di coscienza e potere interiore, come spiega il romanzo attraverso la ricerca di Katherine Solomon sulla precognizione e la coscienza non locale.
Il libro intreccia inoltre fenomeni più moderni, come le esperienze extracorporee e la visione remota, collegando antiche pratiche egizie con i programmi della CIA per addestrare agenti a spostare la propria coscienza fuori dal corpo. Anche l’arte e la letteratura cittadina sono coinvolte: Franz Kafka, con la sua visione dell’assurdo e del grottesco, figure storiche come Jan Hus, martire riformatore, fanno da contrappunto realistico alle leggende e ai fantasmi.
Ogni pietra, ogni statua, ogni torre di Praga è un filo di una rete invisibile che unisce storia, mito e fenomeni paranormali. Passeggiare per la città è un invito a guardare oltre il visibile e a chiedersi quanto della nostra percezione sia limitata dalla paura, dall’abitudine o dal tempo stesso.
Praga, nei racconti di Dan Brown, diventa un palcoscenico dove il soprannaturale convive con la storia e il lettore è chiamato a percorrere vie lastricate non solo fisicamente, ma anche nella mente, tra enigmi, simboli e misteri secolari. Camminare tra i suoi vicoli significa, in un certo senso, camminare dentro le storie che ci raccontiamo sulla realtà e sull’invisibile.
Voi, passeggiando per Praga, quale leggenda vorreste poter toccare con mano? Avete mai sentito l’eco di un fantasma o il fascino di un manoscritto che sembra vivo?
Laura
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