Emma adorava il suo angolo preferito nella piccola caffetteria di Brera, un tavolino vicino alla vetrata da cui poteva osservare il mondo che scorreva lento fuori. Le piaceva sedersi lì con il suo sketchbook aperto, la matita che danzava sulla carta, dando vita a persone, emozioni, istanti rubati alla realtà. Quella mattina, aveva appena iniziato a disegnare una coppia seduta su una panchina quando un rumore secco la distolse dai suoi pensieri.
Splash.
Alzò lo sguardo e vide un ragazzo in piedi davanti al bancone, con un’espressione a metà tra lo sgomento e la rassegnazione. Una vistosa macchia marrone si allargava sulla sua camicia bianca, testimone dell’incidente appena avvenuto.
«Merda.»
Emma non poté trattenere una risata. Il ragazzo, un tipo alto, capelli castani leggermente spettinati e occhiali dalla montatura sottile, la notò subito. Si girò verso di lei con un sopracciglio sollevato.
«Ti diverti?» chiese, senza traccia di vera irritazione nella voce.
Emma sorrise, chiudendo il taccuino. «Solo un po’.»
Lui sbuffò, cercando inutilmente di tamponare la macchia con un tovagliolo. «Diciamo che la mia giornata non era iniziata nel migliore dei modi… e adesso è migliorata.»
Emma lo guardò con curiosità. C’era qualcosa nel modo in cui l’aveva detto—né troppo sfacciato, né forzato. Un’impercettibile esitazione, come se non fosse abituato a lanciare battute a sconosciuti.
«Be’, almeno ora hai un aneddoto divertente da raccontare,» commentò lei, prendendo distrattamente la sua tazza di caffè ormai tiepido.
«Sì… e anche una camicia rovinata.»
Si guardarono per un attimo, poi lei distolse lo sguardo e riaprì il suo sketchbook. Il ragazzo pagò il conto, diede un ultimo sguardo alla sua camicia ormai compromessa e uscì dal locale.
Emma credette che fosse finita lì.
Ma il giorno dopo, quando tornò al bar e si sedette al suo solito posto, trovò qualcosa sul tavolo: un tovagliolino con un piccolo schizzo. Rappresentava una camicia con una macchia di caffè e accanto, in una scrittura ordinata, c’era scritto:
“Dicono che il caffè lasci ricordi. Questo è il mio preferito.”
Emma sorrise, sorpresa e divertita. Si guardò intorno, ma lui non c’era. Pensò per un attimo di ignorarlo, ma poi prese un tovagliolo pulito, tirò fuori la matita e disegnò un omino con un ombrello, sotto una pioggia di gocce marroni. Accanto, scrisse:
“A volte le macchie diventano arte.”
Lo lasciò sul bancone prima di uscire.
Il gioco continuò nei giorni seguenti. Disegni, messaggi velati, piccole sfide di creatività lasciate su tovaglioli bianchi. Emma si scoprì a sorridere ogni volta che entrava nel bar, chiedendosi quale sorpresa avrebbe trovato.
Poi, una sera, mentre usciva con il suo sketchbook sottobraccio, lo vide.
Era appoggiato al muro accanto all’ingresso, le mani in tasca, lo sguardo che si sollevò appena la vide.
«Voglio vedere il tuo mondo senza tovaglioli di mezzo.»
Emma si fermò. Non sapeva nulla di lui, a parte la sua grafia, il suo modo di scherzare e il fatto che era incredibilmente bravo a disegnare piccole scene su pezzi di carta usa e getta.

«Ti piace camminare?» chiese lui.
Lei esitò solo un istante, poi annuì.
Camminarono senza fretta per le strade di Milano, tra vicoli illuminati dalle luci soffuse dei lampioni e il profumo di pioggia imminente nell’aria. Emma scoprì che il suo nome era Lorenzo, che faceva l’architetto e che, nonostante la precisione richiesta dal suo lavoro, amava le cose imperfette.
«Le crepe nei muri, le tegole storte, i dettagli che nessuno nota,» spiegò. «Sono quelli che rendono un posto unico.»
Emma si ritrovò a raccontargli di sé, del suo lavoro da illustratrice freelance, della paura di legarsi dopo un amore finito male.
«E se qualcosa di bello si stesse già creando?» chiese lui, mentre le prime gocce di pioggia iniziavano a cadere.
Lei si fermò, alzò lo sguardo verso il cielo, poi tornò a guardarlo.
«Allora lo disegnerei.»
Lorenzo sorrise. «E come lo chiameresti?»
Emma si avvicinò di un passo, sfiorò la sua camicia con le dita e, senza pensarci troppo, sussurrò:
«Noi.»
E prima che potesse rispondere, lo baciò sotto la pioggia.
Forse il destino esisteva davvero.
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Che bella storia, semplice e romantica, senza essere troppo zuccherosa. Brave come sempre 👏👏👏
Grazie Raffa, sei sempre gentilissima!
Molto carino, brave 😊
Grazie, Cate!😊