“Un caffè, grazie” di Elena Canepa

Di seguito, trovate un mio racconto che è stato pubblicato su “Racconti Liguri 2023”, edito Historica Edizioni, assieme ad altri racconti di autori diversi.
Ho deciso di scrivere la storia di come io e Matteo ci siamo conosciuti.


«…attenzione, allontanarsi dalla linea gialla, ferma in tutte le stazioni eccetto Genova Via di Francia, Pontetto, Mulinetti.»
Ascolto distrattamente la conclusione dell’annuncio in stazione mentre i clienti già affollano il bancone in attesa del caffè. Per fortuna, conosco a memoria i gusti della maggior parte di loro e posso recuperare tempo ed essere più veloce. Tra caffè, cappuccini e latte macchiato, ogni giorno c’è chi rischia di perdere il treno che sosta per pochi minuti sui binari di Sampierdarena; ma c’è anche chi scende e deve sbrigarsi ad arrivare sul posto di lavoro. Un gran via vai, insomma.
Sono anni ormai che il mio orecchio è abituato al brusio tipico dei bar, all’ascoltare senza capire conversazioni nelle lingue più disparate vista la multietnicità della zona e al cercare di decifrare chi ho di fronte nel giro di pochi minuti.
La mia vita è legata ai treni, li prendo anche per arrivare sul posto di lavoro e per tornare a casa.
Sollevo lo sguardo verso la porta per riconoscere l’ennesimo cliente che sta per avvicinarsi al bancone. Ah, sì, è quel ragazzo che fa l’autista di AMT, l’azienda di trasporti pubblici di Genova. È giovane, avremo su per giù la stessa età, ma non ricordo bene il suo viso, sepolto da tempo sotto le mascherine. Mi saluta con occhi gentili e io lo anticipo: «Caffè?». Poi, gli chiedo se vuole anche la brioche all’albicocca e lui sorride meravigliato: so di avere una buona memoria, ma era da un po’ che non lo vedevo e forse non si aspettava che me lo ricordassi.
Nel frattempo, sono entrate alcune persone e vado a chiedere cosa vogliono da bere. Non faccio più caso al ragazzo che, dopo aver pagato a Valter, mi saluta ed esce.
Finito il turno, mi butto sul treno che mi riporta a Voltri e vado a casa. Non ho la testa particolarmente piena di pensieri, strano, ma sono tornata single da parecchi mesi e me la godo. Ho frequentato troppe persone sbagliate per credere che ancora esista qualcuno come i protagonisti dei libri d’amore che leggo, perciò ho messo l’anima in pace e sto bene da sola.
Cosa farò oggi? L’aria è fresca, ma non troppo fredda per impedirmi una bella camminata. Porterò Brio con me, il mio cucciolone tenero che mi fa compagnia. Laura, adesso, è impegnata con la mucca, finalmente ha quello che desiderava da tempo.
Torno a casa rigenerata e dopo una lunga doccia, mi butto sul divano. Fuori comincia a piovere, per fortuna ho fatto in tempo a tornare. Prendo il telefono e leggo alcune notifiche. C’è una richiesta di amicizia su Facebook. Oh, sì, lo conosco, è l’autista di AMT che viene al bar. Si chiama Matteo. Cosa faccio, accetto? Ma sì, dai, perché non farlo? Visito velocemente il suo profilo: ha una figlia piccola, delle foto in bici e alcune a Forte Diamante. Chiudo il telefono e decido di rilassarmi con il portatile sulle gambe. Ho voglia di continuare a scrivere il mio nuovo romanzo, mi rende molto felice.
Mi sento ispirata, infatti riempio alcune pagine in poco tempo e afferro nuovamente il cellulare per staccare un momento. C’è un messaggio su Facebook: è Matteo, l’autista. Mi saluta e si presenta.
Beh, io lo avevo già riconosciuto. Gli chiedo come va e dopo un breve botta e risposta mi dice di aver letto alcuni miei racconti sul blog. Cavolo, non mi sarei mai aspettata una cosa simile, nessuno si interessa mai al blog mio e di Laura tranne i nostri amici blogger e poche altre persone!
Mi fa i complimenti per un racconto in particolare, ma io sono talmente colpita che non so nemmeno cosa rispondere. Mi ha provocato un’emozione fortissima, un misto tra felicità e imbarazzo, perché io mi imbarazzo davvero tanto quando si tratta di ciò che scrivo: per me la scrittura è una cosa molto intima. Al contempo, però, la conversazione ha preso una piega che mi mette a mio agio e scopro anche che io e Matteo abbiamo molte cose in comune, come le camminate, la fotografia e i gusti su alcune serie televisive. Scopro anche che abbiamo la stessa età e lui è più grande di me di soli quattro giorni!
Beh, se non altro è un ragazzo dai bei modi, il problema è che non mi sta accennando minimamente al fatto che abbia una figlia. Questa cosa mi disturba, non sono quel tipo di persona e non ho intenzione di diventarlo. L’ultima cosa che mi viene in mente è quella di rovinare una famiglia. Vorrei solo capire le sue di intenzioni, ma come faccio a chiederglielo in una chat così, di punto in bianco? Ho già sbagliato più volte a fidarmi delle persone…
Nei giorni successivi, al bar, sono un po’ pensierosa e anche Valter è incuriosito e mi domanda come procede con l’autista. E procede bene, direi, continuiamo a scriverci, ma gli parlo dei miei dubbi riguardo al fatto che non mi dice di avere una figlia. Mi sento a mio agio a parlare e lui vorrebbe anche uscire, ma io ho sempre quel pensiero misto a paura che mi blocca e prendo tempo.
Ho già rimandato un appuntamento per cause di forza maggiore e sono rimasta un po’ sulle mie. Finalmente, però, dopo che lo avevo visto la mattina al bar senza divisa e particolarmente arrabbiato, gli scrivo se è tutto a posto e lui mi racconta la verità che aspettava di dirmi di persona.
Mi spiega di aver avuto una figlia che ora ha cinque anni con la sua ex compagna con la quale è finito tutto da tempo. Vuole conoscermi meglio perché l’ho particolarmente colpito, mi vede come una ragazza dolce, dai bellissimi modi e riservata.
Mi sembra sincero, non uno dei soliti “marpioni” che scrivono le stesse cose a dieci ragazze diverse. È che non so come sarebbe vivere una relazione con un ragazzo che ha una bambina. Prima o poi dovrei conoscere pure lei e prima di questo dovrei rivelare la verità anche ai miei genitori, se mai ci dovesse essere un seguito. Ne parlo con Laura, che da buona sorella mi dice di stare attenta perché è una cosa incasinata e potrei soffrire. Tutti questi pensieri vorticano pericolosamente nella mia testa, ma quando Matteo mi chiede di scambiarci i numeri qualcosa mi spinge ad accettare. Forse per il fatto che è sempre molto gentile e sensibile. È come se volesse entrare in punta di piedi nella mia vita. E così, accetto il suo invito a uscire una mattina dopo il mio orario di lavoro. Propongo un giro alla Fiumara, il centro commerciale, per poi pranzare alla piadineria. Ricordo di aver preso una piadina con Simona nell’estate ed era molto buona.
Ordiniamo un caffè al bar, facciamo un giro veloce in un negozio di vestiti per poi perderci in una libreria. Respiro a fondo il profumo di pagine stampate e mi rilasso parlando con Matteo di tutti i libri che vorrei leggere e di quelli che già conosco.
«Vedi questo, per esempio? Il buio oltre la siepe! È un libro famosissimo, ma io non l’ho mai letto.»
Lui mi parla del mio che ho scritto con Laura, “Il segreto degli alberi”. Vorrebbe acquistarlo e che io glielo autografassi. Arrossisco tantissimo e gli dico che mi vergogno.
«Ma come? E io che volevo comprarlo, venire al bar da te e farmelo autografare davanti a tutti!»
«Meno male che non lo hai fatto, sarei diventata bordeaux!»
Ridiamo insieme, sono davvero felice che si sia interessato alle mie cose, nonostante io sia un bel po’ timida. Significa che è sincero quando dice che gli piaccio!
Mi sento bene, anche se pensare ad un futuro con lui mi spaventa perché non so se saprei gestire le cose: io sono un po’ bambina, non ho vissuto esperienze così significative, e se poi non fossi all’altezza?
Temo che lui abbia capito che c’è qualcosa che non va nei miei pensieri perché mi chiede se è tutto a posto mentre addento la mia piadina. Mi copro la bocca e annuisco sorridendo: devo stare calma!
È giunto il momento per lui di andare al cambio, tra poco arriverà il suo autobus e inizierà a lavorare. Siamo sulla fermata e mi mostra i suoi tatuaggi, uno sul polpaccio e uno sul braccio.
Poi mi fa vedere la sua agenda del lavoro e cerca di spiegarmi come funzionano i turni, ma così su due piedi è un meccanismo molto complicato.
«È un po’ un casino, ma poi imparerai» mi dice e sembra quasi una promessa. «Sai come chiamiamo noi lo straordinario? Lima! Perché una volta bisognava passare la lima sulle rotaie del tram! Ce l’hai due ore di lima da farmi fare?»
«Wow, proprio non lo sapevo!»
«È una cosa di noi autisti, potresti usarlo in uno dei tuoi racconti ambientato a Genova.»
Mi porge un libro, “Intelligenza emotiva”, invitandomi a leggerlo. È suo, vuole che io abbia qualcosa di suo. Ci salutiamo con due baci sulle guance, sale sull’autobus, da il cambio al suo collega e io vado a prendere il treno per tornare a casa.
Che casino, sento già che mi ha lasciato il segno, ma non lo voglio ammettere a me stessa perché vorrebbe dire buttarmi in una cosa che mi spaventa.
Nei giorni successivi, infatti, continuo ad arrovellarmi su questa possibilità. Lui mi chiede nuovamente di uscire, vorrei dire sì, ma ho bisogno di pensare, perciò prendo tempo fino a quando, davanti a un fine settimana, mi mette di fronte ad una scelta: preferisci venerdì o sabato?
Dico sabato, almeno il giorno dopo non lavoro. Nel frattempo mi scrive che si è trasferito da sua sorella. Mi fa capire che lo fa anche per rendermi più tranquilla e darmi ulteriore dimostrazione della sua sincerità. Non so cosa pensare, sembra tutto così strano! Ho paura che alla fine mi stia prendendo in giro, devo fidarmi? Lo scoprirò solo andando avanti, per una volta nella vita devo cercare di bloccare l’ansia che non mi fa vedere le cose con chiarezza e razionalità.
Parcheggio l’auto e lo aspetto, è un pochino in ritardo perché mi dice che stava sistemando alcune cose dalla sorella, ma dopo poco lo vedo sfrecciarmi davanti. Salgo e propongo una pizza ad Arenzano, in un ristorante che avrà sicuramente un tavolo libero anche senza prenotazione vista la bassa stagione, in fondo siamo a dicembre.
Per fortuna con Matteo non ci sono mai momenti di silenzio, nonostante sia ormai appurato che i nostri caratteri siano simili sul lato della riservatezza.
Raccontiamo del nostro passato davanti a una deliziosa pizza fumante, scopriamo quanto entrambi, con la nostra circospezione, spesso non siamo stati capiti nella vita. Usciamo dalla pizzeria e passeggiamo tutta la sera, ci sediamo in riva al mare, c’è poca gente in giro e la cosa ci piace. Non ci accorgiamo che abbiamo fatto le due di notte e che fa abbastanza freddo, così ci dirigiamo spediti verso l’auto. Matteo apre uno scomparto e tira fuori due cose.
«Ti ho portato due regali di Natale. Siamo al 18 dicembre, ma non so se poi mi concederai altre uscite.»
Un cuore di cioccolato bianco con scritto “Auguri” perché gli avevo detto che adoravo quel cioccolato e… Il buio oltre la siepe! Perché era tornato apposta in libreria il giorno dopo il nostro appuntamento per comprarmelo.
Sono emozionatissima.
Ci abbracciamo.
Avverto tanto calore in quell’abbraccio e mi sento tanto protetta.
Non può mentirmi, sembra che quel posticino attaccato al suo petto sia fatto apposta per me.
Le nostre labbra si incontrano ed è il bacio più dolce del mondo.
Lui è delicato, ma allo stesso tempo forte.
Sento che lui è emozionato quanto me.
Quel momento ha segnato l’inizio del nostro amore. Ha spazzato via ogni dubbio, ogni incertezza. E dopo più di un anno abbiamo preso casa e costruito tantissimo, compreso il mio rapporto con Daniela. Siamo amiche, giochiamo insieme e anche se ho continuamente la forte paura di sbagliare, mi auguro di continuare ad essere una persona di cui lei si potrà fidare per sempre.

Un caffè, grazie – Copyright 2023 © Elena Canepa – Tutti i diritti riservati

8 pensieri riguardo ““Un caffè, grazie” di Elena Canepa

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  1. Bello e intenso <3 In bocca al lupo per tutto!
    Tra l'altro, vedi le coincidenze, anche io ho pubblicato con Historica nel 2021 nella raccolta "racconti Lombardi" e, guarda caso, anche la mia storia inizia in una stazione dei treni 🙂

    1. Grazie! Era gratis, poi se volevi comprare il libro ti facevano un piccolo sconto sul prezzo di copertina… Esiste un concorso per ogni regione, dai un’occhiata se compare la tua…😉

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