«Non so davvero cosa significhi; perché a te non succede?»
«Beh, probabilmente sono solo allucinazioni».
«Allucinazioni, Davin? Ne abbiamo già parlato, io non sono pazza!» urlò Cherish contro il fratello.
«Ok. Ammesso che io ti creda, pensi che mamma e papà sarebbero felici di sapere che le visite dallo strizzacervelli sono state inutili e che tu non hai cambiato idea?».
«Cambiare idea, Davin? Non è questo il punto!» fece Cherish con le lacrime agli occhi dalla rabbia. Si avvicinò alla finestra e osservò la strada attraverso il vetro striato dalle gocce di pioggia. Non c’era anima viva là fuori quella sera se non fosse stato per una figura ingobbita e lenta che stava trascinando qualcosa. Sembrava molto pesante, una valigia forse, e Cherish non poté fare a meno di continuare ad osservare quella scena quasi si trattasse di qualcosa di familiare. Il cigolio delle rotelle riecheggiava lungo tutta la via e un brivido le percorse la schiena; si strinse nella coperta di pile, sorseggiò il suo tè fumante e posò la tazza sulla scrivania.
Percepiva il suo respiro.
«Che fai?» domandò il fratello annoiato. «Beh, io vado in cucina a bere qualcosa» fece poi alzando gli occhi al soffitto, rassegnato.
Cherish cercò di mettere a fuoco la figura in strada.

Pareva un uomo.
Questi si girò di scatto e la fissò: gli occhi neri come la notte erano su di lei.
I lampioni cominciarono a sfarfallare.
La misteriosa figura rimase immobile a fissarla, a fissare la finestra della sua camera, poi inclinò la testa e spalancò la bocca storcendola in un sorriso macabro.
La ragazza corse a spegnere la luce per impedirgli di vedere all’interno. Le tenebre scesero su di lei e su tutto ciò che la circondava.
Lentamente si avvicinò alla finestra, mentre con i denti mordeva nervosamente le unghie della mano destra.
Scostò la tenda trattenendo il respiro.
Gocce di sudore le imperlavano le tempie. Cosa diavolo sarebbe successo adesso?
Guardò fuori titubante: quegli occhi erano ancora lì che fissavano la casa.
«Maledizione!» imprecò allontanandosi nuovamente dalla finestra.
Avanzò lentamente e con mosse circospette, poi tornò a guardare fuori.
«Dove diavolo è finito?» si chiese Cherish spaventata. Poi, un lampo di consapevolezza la fece tremare. Sentì un refolo di aria gelida sfiorarle il collo.
Si voltò d’istinto osservando la sua camera buia e inspiegabilmente fredda.
Qualcosa si aggirava nell’oscurità della stanza, ne era certa.
Eccolo.
Un essere si stava muovendo con il respiro affannato.
Era proprio lì, tra il comodino e il letto.
Mentre Cherish osservava in preda al panico, la presenza si voltò verso di lei e le corse contro. Un alito freddo di morte le impedì di reagire. Mani ossute annaspavano verso di lei, mentre un urlo stridulo la fece inciampare e cadere a terra terrorizzata. Si coprì il viso con le mani, pregando che tutto finisse il prima possibile.
«Ma che stai facendo?». Era Davin.
Cherish aprì gli occhi e si accorse di essere a terra: tutto il tè si era rovesciato sul computer. Per fortuna, la tazza era rimasta sul bordo della scrivania a gocciolare e non era caduta frantumandosi. «Davin, è successo di nuovo, tu non capisci!».
«Cherish, per favore, ti voglio bene, ma alzati e vieni a cenare senza farne parola con mamma e papà, ok?» fece lui porgendole la mano.
La ragazza cacciò indietro le lacrime e fece come Davin le aveva suggerito. Non prestò troppa attenzione ai discorsi a tavola di quella sera. Visibilmente scossa, terminò in fretta la sua cena e si precipitò nuovamente in camera, affondando la testa nel cuscino.
La mattina seguente si svegliò di soprassalto. La madre e il padre erano usciti presto come ogni mattina per aprire il loro negozio di calzature in centro. Davin era a scuola.
Prima di dedicarsi allo studio per rimettersi in pari coi compagni, data la sua lunga assenza da scuola, pensò che una boccata d’aria le avrebbe fatto più che bene. Prese il cappotto, scese le scale e uscì dal portone in tutta calma.
Decise di concedersi una passeggiata sul lungomare.
Si fermò all’altezza delle altalene e degli scivoli dove alcune madri facevano divertire i loro bimbi. D’un tratto, però, i pensieri della sera prima le tornarono alla mente e la inondarono come un fiume in piena. I suoi genitori avevano perso fiducia in lei, ma come dar loro torto? Nessuno avrebbe mai creduto alle sue storie. In cuor suo sapeva qual era la verità: aveva delle visioni. Ovviamente solo lei poteva vedere quei “fantasmi”, come aveva iniziato a definirli.
Improvvisamente qualcosa la distolse dai suoi pensieri: un fischio acuto nella testa le provocò un dolore tale che dovette stringersi forte le tempie con le mani. Si sedette su di una panchina emettendo deboli gemiti. I passanti la osservarono incuriositi, ma allo stesso tempo indifferenti. Un anziano borbottò qualcosa con un’alzata di spalle e si allontanò.
Appena il fischio si indebolì, Cherish alzò la testa.
Notò, poco distante, un uomo che la fissava. Forse era lo stesso della sera precedente. Anche quella mattina l’uomo aveva con sé la grossa valigia.
Alla luce del sole riuscì ad osservarlo meglio. Indossava abiti logori che sembravano appartenere ad un’altra epoca. Anche l’aspetto non era sano: con il viso magro, quasi scheletrico; la pelle grigiastra, soprattutto sulla fronte, e i capelli radi che lasciavano scoperte vistose chiazze sul capo.
Cherish sapeva bene di essere l’unica a vederlo, perciò rimase immobile ad osservare quella figura tenendosi la testa fra i palmi delle mani.
All’improvviso l’uomo cominciò ad avvicinarsi a lei, ma non stava camminando: fluttuava nell’aria. Le arrivò ad un palmo dal viso: gli occhi completamente neri erano piantati in due cavità ossute e i denti gialli si intravedevano tra le sottili labbra livide. Un fetido alito di morte la colpì. La figura urlò con voce acuta e innaturale.
Cherish perse conoscenza.
CONTINUA…
“La maledizione” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa
La maledizione: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati
Sono curiosa di proseguire e scoprire chi è quell’uomo che vede solo Cherish 🤔
Bene bene, grazie😊 a breve la seconda puntata😊
Leggo domani, colpa di dolce consorte.
Dolce consorte prima di tutto…😄
Mamma mia! È agghiacciante! Lascia addosso una sensazione di panico, terrore. Posso presagire cosa ha visto la protagonista! Comunque per non essere fraintesa, è molto forte, per la semplice ragione che hai saputo creare una storia che lascia sensazioni diverse! Che è magica la scrittura, un velo palpabile ed etereo!
Grazie mille!😊 Siamo contente, in quanto racconto horror, di aver trasmesso queste sensazioni 😊
Molta suspense: brave!
… ma scusate la puntigliosità: “fece poi alzando gli occhi al soffitto rassegnato”, senza una virgola dopo “soffitto”, mi ha fatto immaginare il solaio che scuoteva la testa sconsolato. E già il fatto di riuscire a immaginare una cosa del genere vi fa capire come sono messo!
Accidenti, hai ragione!🤪 Sviste imperdonabili! Grazie per la segnalazione… Sarebbe stato un solaio molto simpatico😂😂
Mi auguro che se vi capitasse di vedere errori in quel che pubblico io, non vi facciate scrupoli a segnalarmelo. 😜
Affare fatto😄 Aiutiamoci a vicenda!😊
Mamma mia , se lo sapevo che era un racconto del terrore lo leggevo di giorno.
Ora è notte fonda….
Bravissime, chi l’avrebbe detto dalle fiabe ai racconti del terrore.
Aspetto il seguito.
Ahahahah😂 grazie mille!😊😊