NOTRE-DAME – Narratologia

Ciao a tutti, sono Laura e oggi gioco con fiabe e letteratura.

Se guardiamo “Notre-Dame de Paris” con l’occhio del narratologo, non del riassuntore, il romanzo di Victor Hugo si rivela sorprendentemente mitico. Non perché segua una fiaba in senso stretto, ma perché assorbe e deforma numerosi motivi del catalogo ATU, innestandoli in una tragedia storica e sociale. Questi motivi non sono mai usati in modo puro. Hugo li piega, li incrina, li rende irrisolvibili.

Il primo grande asse è quello della fanciulla perseguitata, riconducibile al macro-tipo ATU 510 e 510B, quello di Cenerentola e di “Peau d’Âne”, ma in una versione cupa e priva di riscatto. Esmeralda è la giovane donna bella e vulnerabile, desiderata e punita per il solo fatto di esistere. Come nelle fiabe, è un oggetto di proiezione: su di lei si depositano il desiderio maschile, la colpa, l’illusione di salvezza. Ma Hugo spezza il meccanismo fondamentale del racconto fiabesco. Non esiste una protezione efficace. La madre non riesce a salvarla, l’istituzione la condanna, l’amore non la riscatta. Il motivo ATU è riconoscibile, ma abortito, come se la fiaba fosse stata interrotta prima della sua funzione consolatoria.

A questo si lega il motivo della fanciulla rubata, della bambina sottratta, che rimanda ad ATU 327A e più in generale ai racconti dei bambini perduti. Esmeralda viene rapita in fasce e sostituita da un mostro, e questa frattura originaria struttura l’intero romanzo. Come spesso accade nelle fiabe arcaiche, la perdita dell’identità precede la coscienza di sé. Il riconoscimento, però, non produce ricomposizione. Avviene troppo tardi, quando la macchina tragica è già irreversibile. Anche qui il motivo ATU è presente solo per essere trasformato in dolore puro.

Un secondo asse fondamentale è quello del mostro buono, che attinge sia ad ATU 425, “La Bella e la Bestia”, sia ad ATU 441, il ciclo dell’uomo deforme o maledetto. Quasimodo incarna perfettamente la creatura repellente dotata di un cuore morale superiore a quello dei personaggi socialmente accettabili. Tuttavia Hugo rovescia la dinamica fiabesca. Nella fiaba l’amore trasforma il mostro, nel romanzo il mostro non viene mai davvero riconosciuto come umano. Esmeralda non riesce ad amarlo, la società lo rifiuta, la cattedrale diventa il suo unico grembo protettivo. Il motivo ATU sopravvive come ipotesi morale non realizzata, come possibilità negata.

Il terzo nucleo è quello del chierico tentatore, che rinvia ad ATU 311, nella sua declinazione morale vicina a Barbablù, e ai racconti diabolici medievali. Claude Frollo è il sapiente che diventa predatore, il padre simbolico che si trasforma in persecutore. Qui il motivo del divieto infranto è centrale. Frollo viola i voti, la funzione, il ruolo paterno e istituzionale. Come nelle fiabe più oscure, il male non arriva dall’esterno ma nasce dall’autorità che dovrebbe proteggere. La differenza cruciale è che Hugo psicologizza questo motivo. Non c’è incantesimo, non c’è un diavolo esterno. Il mostro è la repressione stessa. È un motivo ATU svuotato della magia, ma strutturalmente identico.

Un altro motivo potente è quello del falso giudizio e della giustizia corrotta, riconducibile ad ATU 780, il ciclo dei giudici ingiusti e delle condanne arbitrarie. È un tema antichissimo, spesso legato ai racconti di santi o di innocenti perseguitati. In “Notre-Dame de Paris” il processo a Esmeralda è una parodia tragica del giudizio. La verità non trova spazio, la confessione è estorta, la colpa è presunta. Hugo utilizza questo motivo per mostrare che l’istituzione prende il posto del destino. Non è il fato cieco a distruggere i personaggi, ma una macchina sociale che si presenta come necessità.

Infine, c’è un motivo meno evidente ma narratologicamente decisivo, quello della casa-mostro o dell’edificio vivente, che rimanda ai cicli ATU delle dimore incantate e dei castelli animati. Notre-Dame non è un semplice sfondo. È una figura fiabesca a tutti gli effetti. Protegge, osserva, imprigiona, salva e uccide. È madre per Quasimodo, trappola per Esmeralda, ossessione per Frollo. In molte fiabe l’edificio rappresenta una prova iniziatica. Qui diventa un organismo che sostituisce il destino umano, un corpo di pietra che assorbe e restituisce le passioni.

“Notre-Dame de Paris” funziona così come una fiaba spezzata. I motivi ATU sono riconoscibili, ma nessuno giunge a compimento. Non c’è matrimonio, non c’è redenzione, non c’è ritorno all’ordine. Hugo utilizza l’ossatura della fiaba europea per dimostrare una tesi radicale: quando la società si indurisce, la fiaba non può più salvare nessuno. È questo che rende il romanzo profondamente moderno e, paradossalmente, più vicino al mito tragico che alla fiaba stessa.

Laura

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