“Istanti sospesi tra mare e cielo” di Roberto Pesce e Nuccia Cavallino

Ci sono libri che arrivano senza clamore, quasi in punta di piedi, e proprio per questo chiedono di essere raccontati con attenzione. Questo nasce così: da un’amicizia lunga, da uno sguardo condiviso sul mondo, da un dialogo silenzioso tra immagini e parole. Roberto Pesce e Nuccia Cavallino sono due miei cari amici e forse è anche per questo che faccio fatica a parlare di questo libro come di un semplice “prodotto editoriale”. È piuttosto un oggetto affettivo, un quaderno di sguardi e respiri.



Il volume raccoglie fotografie scattate da Roberto tra il 2020 e il 2025, accompagnate dagli haiku di Nuccia. Le immagini nascono da una pratica paziente dello sguardo: non c’è ricerca dell’effetto, ma una fedeltà profonda ai luoghi e agli istanti. Voltri, il quartiere più occidentale di Genova, ritorna spesso, non come sfondo ma come presenza viva, insieme ai suoi dintorni e ad altri frammenti d’Italia e del mondo. Ci sono tramonti e albe, cieli stellati, dettagli naturalistici, scorci urbani e paesaggi montani. Ogni fotografia sembra chiedere riflessione prima ancora di essere guardata.

Gli haiku di Nuccia non spiegano le immagini e non le commentano. Le vivono. La forma breve diventa uno strumento di ascolto: poche sillabe che lasciano spazio a ciò che vibra tra una parola e l’altra. È qui che il libro trova il suo equilibrio più interessante, in quel dialogo mai invadente tra arte visiva e poesia. L’haiku, nella sua essenzialità, non cattura l’immagine: le sta accanto.



Il riferimento a Henri Cartier-Bresson, citato nella descrizione del libro, non è un vezzo colto ma una chiave di lettura onesta. L’idea dell’istante colto “nell’eternità” attraversa tutto il progetto. Non l’attimo spettacolare, ma quello che rischia di passare inosservato. Quello che chiede attenzione, presenza, tempo. In un’epoca che consuma immagini in modo compulsivo, questo libro va deliberatamente in direzione opposta.

Conoscere il percorso umano degli autori aggiunge profondità alla lettura. Roberto, nato a Genova nel 1980, porta con sé una formazione scientifica solida – astronomia, fisica, ricerca astroparticellare – che si riflette in una fotografia attenta al cielo, alla luce, alle geometrie naturali. Nuccia, nata nel 1957, ha un rapporto originario con la natura, maturato nell’infanzia in campagna e trasformato nel tempo in parola poetica. La scoperta dell’haiku, grazie all’incontro con Fabia Binci, diventa per lei una forma di fedeltà allo stupore.

La loro amicizia, nata alla fine degli anni Novanta nel contesto del coro “Don Angelo Bruzzone” di Chiale, è il vero sottotesto del libro. Prima ancora delle immagini e delle poesie, c’è una storia di ascolto reciproco, di musica condivisa, di collaborazione creativa che ha già dato vita anche a canti e composizioni corali. Questo progetto editoriale è una naturale prosecuzione di quel dialogo.

Le parole degli autori:
<<La cosa che mi ha sorpreso è che io le mandavo le foto senza dire niente e lei coglieva precisamente quelli che erano i sentimenti che avevano ispirato lo scatto.>>

<<Mettere in movimento le immagini è emozionante e Roberto me ne ha dato la possibilità…>>

Questo libro non va sfogliato in fretta, non si “consuma”. Si apre, si chiude, si riapre. È un viaggio emozionale discreto, che non pretende nulla dal lettore se non una cosa sempre più rara: la disponibilità a cogliere l’attimo.

Per me, raccontarlo qui non è solo un atto critico, ma un gesto di affetto. È bello poter dire che la bellezza nasce anche così: da amicizie che durano, da sguardi che si rispettano, da mani diverse che lavorano insieme senza sovrapporsi.

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Laura

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