Sospesa tra carta e pixel

Quando leggo un e-book, sono più produttiva.
Lo noto ogni volta: scorro più velocemente, finisco prima, ricordo meglio quello che leggo. Tutto fila liscio, senza distrazioni.
Eppure, nella mia vanità — o forse nel mio romanticismo — continuo a preferire il libro cartaceo.
Sul comodino, tra le mani, dentro la borsa: è un oggetto vivo, che respira. Mi piace sapere che c’è, che occupa spazio, che si fa vedere e toccare. Un e-book, invece, sparisce appena chiudo lo schermo. Rimane lì, sospeso nel nulla digitale, come se non fosse mai esistito davvero.

Dal punto di vista economico, l’e-book è quasi sempre la scelta più conveniente.
Un libro digitale costa in media dal 30% al 60% in meno rispetto al cartaceo, non richiede spese di spedizione e può essere scaricato all’istante. Inoltre, gli e-reader moderni consumano pochissima energia (meno di una lampadina per un’ora di lettura). L’aspetto ecologico è più complesso perché produrre un e-reader comporta un impatto ambientale elevato dovuto all’estrazione di metalli rari, al consumo di energia e alle problematiche legate allo smaltimento, ma secondo alcune stime, un e-reader usato per leggere 20-30 libri pareggia la sua impronta ecologica con il cartaceo. Infatti, anche la produzione di carta, l’inchiostro, il trasporto e il packaging dei libri fisici contribuiscono al consumo di risorse e alle emissioni di CO₂.
Tuttavia, un libro di carta si presta, si regala, si trova per caso su una bancarella, ha una seconda, terza… infinite vite e quelle non inquinano, anzi.
Un e-book no, rimane prigioniero del mio account, egoista, utile solo a me e a chi lo ha distribuito.

Mi dico spesso che dovrei leggere di più in digitale. È più pratico, più economico, più leggero. E soprattutto, più veloce.
Eppure aprire un libro “in carne e ossa” è come un rituale. Guardare la copertina, sfogliare le pagine avanti e indietro, sentire quella lieve resistenza della carta che si muove tra le dita.
Forse è questo che mi rallenta.
O forse è proprio questo che mi fa leggere davvero.

Quindi, alla fine, non è scegliere tra carta o pixel, ma tra vivere una storia o incontrare la parola.
Forse la soluzione non è decidere una volta per tutte, ma scegliere di volta in volta: il digitale per lo studio, per i viaggi, per la velocità; la carta per la contemplazione, la lentezza, la memoria.
Ci sono giorni in cui voglio solo leggere in fretta, finire un capitolo, sentirmi efficiente. E allora apro l’e-book.
E poi ci sono giorni in cui voglio perdermi, toccare, percepire, ricordare. Allora apro un libro… e il tempo cambia passo.

Laura

6 pensieri riguardo “Sospesa tra carta e pixel

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  1. Io leggo quasi sempre su Kindle ma non pareggia lontanamente la bellezza del cartaceo. E per quel che mi riguarda, sai che forse sono anche meno produttiva? Però chi ha spazio in casa per tutti quei libri..

  2. Mi ero persa questa riflessione. I libri digitali favoriscono l’inclusione, un tema che mi sta molto a cuore. In digitale ti gestici autonomamente il carattere e la sua grandezza quindi se hai difficoltà legate alla vista o sei dislessico oggettivamente ne fruisci meglio. A volte è possibile anche far leggere il libro all’assistenza vocale anche se la voce è molto meccanica rispetto a un audiolibro vero, anche questo per chi è cieco/ ipovedente è utile. Io ho l’app del Kindle anche sul cellulare ed è piuttosto comoda, oltre che l’abbonamento a KU. A me piace molto il digitale e penso che abbia i suoi vantaggi, alcune case editrici vendono la versione digitale del romanzo insieme al cartaceo rendendola disponibile tramite qr code. Per me è una bella idea, anche se io per esempio compro in digitale perché ho finito lo spazio quindi il cartaceo non lo vorrei ma ovviamente se sei al firmacopie viene da sé che devi avere la copia fisica

    1. Io non riesco proprio ad ascoltare l’assistente vocale per via della voce troppo meccanica, però è uno strumento molto utile. Io sono sensibile a tutte queste problematiche, anche le barriere architettoniche nei locali e nei luoghi pubblici.. Mi paiono lo stesso ostacolo a una vera inclusione.
      Gli audiolibri non li ho ancora sbloccati

      1. Io ho provato l’assistenza veloce anche per parlarne nella tesi e in effetti era strano, fortunatamente gli audiolibri sono letti da persone che ti coinvolgono perché spesso sono attori o doppiatori. Comunque il tuo esempio è più che calzante, è un parallelismo molto diffuso tra gli attivisti per parlare di barriere invisibili da abbattere

      2. E c’è un’altra cosa che mi piace e, questa volta, è merito di google. Quando chiede di recensire un locale o un luogo in generale chiede sempre di scrivere qualcosa in più per accessibilità a disabili (presenza di servizio igienico, montascale ecc..) e per il cibo chiede sempre su menù particolari (veg o glutine, intolleranze in genere)

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